Giramolfetta
 MOLFETTA - giovedý 25 luglio 2024 - Giramolfetta anche su... Facebook You Tube
Fèste de méngiarigghi’è de re necìedde


LA SANTA ALLEGREZZA
E un canto natalizio molfettese di autore ignoto, che ancora oggi viene eseguito dal 13 al 23 dicembre da comitive giovanili. Alcuni lo fanno risalire agli inizi del XVIII secolo. E una poesia d'ispirazione alfonsiana tramandatici oralmente. Nel secolo scorso le 15 strofe venivano recitate dai necrofori, ad alta voce dietro le porte delle abitazioni contrassegnate da un simbolo rappresentato da una grossa "S" (per indicare Santa Allegrezza) di colore rosso. Alla fine del canto, i padroni di casa offrivano dolci e cose varie. Il canto è eseguito per le strade e in casa da appassionali i quali, dopo l'esecuzione, rivolgono la richiesta divenuta caratteri si i ca: "Uè la pairòene uè la patròene ìess 'u chénistre de re coese bòene" (ohi la padrona, ohi la padrona porta il canestro delle cose buone). La Santa Allegrezza è suggestiva per la sua spontaneità e semplicità. Nel 1963 venne eseguita in Vaticano, davanti a Paolo VI e riscosse ammirazione e applausi di migliaia di pellegrini d'ogni paese. Attraverso i secoli le parole del testo sono state revisionate e rese più scorrevoli e accessibili al popolo: narrano la nascita di Gesù, la gioia degli Angeli e dei pastori, la malvagità di Erode, la vista dei tre Magi e infine la crocifissione del Salvatore.

IL CARNEVALE
II periodo carnevalesco viene festeggialo nei tre giorni che precedono le Ceneri. Esso viene festeggiato con balli e mascherate, specie negli ultimi giorni. Prima per le vie cittadine si vedevano in giro svariate maschere. I bambini con i visi truccati, si divertivano a lanciare coriandoli sui passanti. C'erano le cerbottane che usavano i più monelli per colpire la gente con i piselli. Calzini ripieni di farina venivano usati per colpire gli altri in testa e poi scappare via lasciandoli con i visi bianchi. Inoltre preparavano i Carri Allegorici di cartapesta. Trombette, filanti, musiche e baldoria rendendo la manifestazione più festosa. L'ultimo giorno a larda sera, si effettuava il funerale di "Toème". Toème è una maschera molfettese, costituita da un fantoccio di paglia disteso su un carro, trainato a mano, con gli angoli dei lumi. Raffigurava una bara con al seguito il corteo funebre con la moglie e i familiari in lacrime, mentre la gente gridava: è muerte Toème". Al termine del funerale il fantoccio veniva bruciato. Questo stava a significare la fine del Carnevale e l'inizio della Quaresima, periodo dedicato al raccoglimento.

DOMENCA IN ALBIS
La domenica che segue la Pasqua è dedicata alla Madonna delle Scarcelle, perché in passato le mamme dopo aver finito di preparare il dolce lo regalavano ai loro figli, che si recavano alla Basilica della Madonna dei Martiri per benedire e poi mangiarle.

SAN MICHELE ARCANGELO
La domenica successiva a quella dell' Annunziata si commemorava il Santo del largo omonimo (mmézz'o paddòne). La festa era organizzata da un'anziana signorina (Sérafine), che abitava sotto la nicchia dove tuttora si conserva la statuina di S. Michele (in via Pergola n. 56). In passato la statuina veniva portata in processione per le strade della città.

L'ASCENSIONE
La ricorrenza ci rammenta la conclusione della vita terrena di Gesù. Ciò avvenne 40 giorni dopo la Resurrezione nelle vicinanze di Gerusalemme. A Molfetta, rivive l'usanza che il Capitolo Cattedrale, con la partecipazione di numerosi fedeli, nella serata di tale ricorrenza si rechi in processione sotto il cosiddetto "Arco della Terra", che immette nella città vecchia, per deporre alla sommità una croce allestita con foglie ed erbe, fiori, piante, orticole e alcune specialità di frutti novelli. La croce simboleggia una preghiera di benedizione e propiziazione. La tradizione vuole che si vada in campagna. I giovani preparavano con robuste funi le altalene (tundre). Le giovinette spinte da ragazzetti, si lasciavano dondolare accompagnate da un canto in dialetto, intitolato "1* Assclze". O tundre t> tundre, la dì de l'Asscélze;/ è leneeve u fazzelélte a rmcchje a rròcchjé, / nem betéeve sci è mmésse a la parròcchje. /E une-, e Mite, e tire, sénd'Alò, falla cade, e ed né Ila fé i-culi', / e flèssa e re aliène ne mmòere me.

CORPUS DOMINI
La processione iniziava dalla Cattedrale il giovedì successivo alla ricorrenza. Ora, da oltre un decennio, muove a turno da ogni parrocchia di Molletta per terminare in Cattedrale. Vi partecipano il Clero, i seminaristi, le confraternite, le associa/ioni religiose, i laici, il popolo e l'associazione del Sanassimo i cui iscritti vestono un camice bianco; il più anziano dì essi reca l'ombrello per coprire il SS. Sacramento esposto dal Vescovo alla venerazione dei fedeli assiepati lungo il percorso. Al passaggio della processione si assiste al lancio di fiori e di bigliettini multicolori specialmente dai fedeli che si trovano sui balconi ornati con coperte di seta e drappi pregiati. La commemorazione dell’istituzione del Sacramento Eucaristico fu creata da Urbano IV nel 1264 e nel 1316 il Papa Giovanni XXII vi aggiunse la solenne processione. Dal 1977 anche questa solennità, che ricadeva il giovedì dopo la domenica della SS. Trinità, non è considerala festiva agli affetti civili e dalla Chiesa è stata assegnala a giorno proprio cioè alla domenica dopo la SS. Trinità.

MADONNA DELL'INCORONATA
In passalo la prima domenica di giugno si celebrava, nella città vecchia e precisamente sotto l'arco di Via Forno nei pressi della "chiazzòdde", l'ultima festa postpasquale "de re necìedde" chiamala la "Ngrennéte" (Madonna dell'Incoronata). In tale occasione si allestivano suggestive luminarie con arcate e lampioncini di carta velina variopinta, che insieme a piccole batterie pirotecniche, bancarelle di nocelline e di altre stuzzicherie, contrassegnavano la lieta ricorrenza.
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