Giramolfetta
 MOLFETTA - mercoledě 28 ottobre 2020 - Giramolfetta anche su... Facebook You Tube
 
Note sull'economia molfettese tra Ottocento e Novecento 6^ parte - Tratto dal 25° Quaderno dell'Archivio Diocesano - a cura di Arcangelo Ficco

Note sull'economia molfettese tra Ottocento e Novecento 6^ parte - Tratto dal 25° Quaderno dell'Archivio Diocesano - a cura di Arcangelo Ficco


Sul finire del secolo XIX e nei primi anni del XX
Il quadro delle attività produttive molfettesi sul finire dell’Ottocento è ampiamente documentato dai rilevamenti a cavallo tra i due secoli. Al 1898 risalgono degli specchi che fotografano le risorse economiche della città, senza molto aggiungere a quello che s’è venuto esaminando e, comunque, offrendo un quadro completo del sistema produttivo che via via ha avuto modo di consolidarsi.115 Il settore trainante della molitura e della produzione delle paste comprende nove ditte; di esse quattro (Allegretta Maglione Turturro & Ci, Spagnoletti Attanasio & C.i, Fratelli Gallo fu Vincenzo, Pansini Ignazio) operano in entrambi i rami di attività, tre (Binetti Paolo, Carmine & Zaccaria Gallo, Pansini Poli Magrone & Ci) solo in quello delle paste, una nel ramo della molitura (Cioce & C.i), una nella produzione delle paste e delle gallette (Pansini Gallo & C.i ). La produzione giornaliera varia da 5 a 30 quintali per le paste, da 15 a 75 quintali per la molitura.116 E’ opportuno sottolineare la considerevole produzione delle già ricordate gallette, che, come s’è detto, conobbe particolare fortuna per il consumo che se ne fece in ambito militare.
La galletta prodotta nello stabilimento Pansini Gallo & C.i, detta altrimenti «biscotto», aveva forma rotonda, con diametro di 14 cm, e pesava 100g. La produzione giornaliera poteva raggiungere anche i 24 quintali, confezionata in casse di abete di circa 50 ettogrammi, non era immessa nei soliti circuiti del mercato, ma venduta direttamente al Commissariato militare a prezzo convenuto.117 Cosa diversa era la produzione di «pastine dolci col burro, ad imitazione delle inglesi della casa Peek Frean» che l’azienda «spacciava» con fortuna già a metà degli anni ’70.118 Il rilevamento del 1898 fornisce anche notizie relative alla economia agricola, segnalandoci la produzione di circa 86 mila ettolitri di vino e 20 mila quintali di olio, ai mezzi di trasporto, che vedono salire a 200 i carri a due ruote della capacità di 10 quintali «a carico normale», alla produzione complessiva di poco meno di 800 ettolitri delle cinque distillerie presenti in città, alla disponibilità del bestiame da macello della Ditta Alessandrini.119
Le indicazioni diventano ancor più dettagliate in una Distinta de1 1901 riguardante la tipologia e il numero delle manifatture, che per opportunità di analisi si pongono in relazione con quelle del 1850, allo scopo di meglio comprendere il consistente ampliamento del tessuto produttivo nel quarantennio postunitario, grazie al quale Molfetta diventò la Manchester delle Puglie, sviluppando le potenzialità che già a metà del secolo erano emerse in qualche settore produttivo e tracciando nuovi percorsi di crescita, che mantennero sempre, nella gran parte dei casi, uno stretto legame con le attività agricole: basti pensare allo sviluppo dell’industria molitoria del grano e delle olive, della fabbricazione del sapone, della produzione delle paste alimentari, della manifattura dei prodotti enologici.120
Vedi Immagine
Si può notare che nel giro di 50 anni la struttura manifatturiera molfettese, pur mantenendo
pressochè inalterata la sua caratterizzazione iniziale, ha potenziato in modo sensibile il settore della
produzione agro-alimentare. Si tratta di un tessuto produttivo fortemente legato alla valorizzazione
delle vocazioni del territorio, molto più articolato, rispetto al passato, nelle offerte merceologiche, e
ampiamente potenziato. Risulta evidente l’appaiamento dei palmenti e dei trappeti, segno
indiscutibile dell’importanza che ha assunto la produzione enologica, nonostante la crisi provocata
dalla guerra doganale con la Francia, rafforzando, a sua volta, l’indotto della costruzione delle botti.
Se la fabbricazione del sapone è ancora fiorente, testimoniata anche dalla costituzione nel 1902
della Gentilini & Nuovo, formata dal senese Federico Gentilini e dal molfettese Raffaele Nuovo, per
la produzione di sapone comune,121 appare ridimensionato nel numero, ma non nella quantità della
merce prodotta, il settore dei cordami, che è l’unico settore manifatturiero legato alle attività
marinare, segno di un ritardo della produzione industriale molfettese in questo ambito: si pensi al
settore delle conserve di pesce, che non avrà mai modo di radicarsi stabilmente in dimensioni
industriali, forse a causa dell’arretratezza dei sistemi di pesca. Esemplare a questo riguardo la
vicenda della Ditta dei Fratelli Caffarella, che è costretta ad emigrare per approvvigionarsi della
materia prima necessaria allo sviluppo della sua azienda.122
Del resto il tradizionale settore della produzione dei cordami sembra essere snobbato dal grande
capitale cittadino, visto che gli imprenditori di questo settore risultano essere nella gran parte dei
casi marinai. Nel 1903 si era costituita la Pisani Petruzzelli & Salvemini, i cui fondatori sono il
primo carpentiere e gli altri due marinai. Nel 1909 la società allarga la sua base sociale a nuovi 18
soci, portando il capitale sociale da 6 a 15.500 lire: a parte Carlo Pisani, che è carpentiere,
Tommaso De Simone, barbiere, Francesco Cuocci, industriante, Antonio Salvemini, professore in
Ragioneria, Armando Torotea, rappresentante del console italiano in Alessandria d’Egitto, tutti gli
altri sono marinai, con quote che per tutti i componenti la società variano da 1000 a 500 lire. Non
diversa composizione sociale presenta la Sancilio Crescenzo & Ci, fondata nel 1905 da 9 soci tutti
marinai, ad eccezione di Luigi Cormio, che è calefato, con capitale sociale di 4000 lire, «per
l’esercizio della industria della filatura e fabbricazione e produzione di cordami».123
Questo tipo di organizzazione societaria, che tende a creare un azionariato più ampio, rispetto a
quello elitario e circoscritto all’aristocrazia finanziaria della seconda metà dell’Ottocento, come
antidoto ai rischi di gravi perdite, risulta evidente anche nella costituzione della Buonocore Scardi
& Ci, i cui soci, ad eccezione del Buonocore che è un proprietario napoletano, sono tutti esponenti
della piccola e media borghesia delle professioni, e vede tra i soci accomandanti il canonico
Francesco Samarelli. La società nata nel 1909 per esercitare l’industria vetraria ed in prosieguo
anche quella ceramica, degli smalti ed affini, ha un capitale sociale di 60 mila lire, diviso in 60
quote di 1000 lire ciascuna. Si tratta tuttavia di limitate eccezioni, come dimostra ad esempio la
costituzione nel 1910 della Fratelli Salvemini & Felice Bufi, creata dai 5 fratelli Salvemini, marinai,
di cui uno analfabeta, e dall’ingegnere agronomo Felice Bufi, con capitale sociale di 24.000 lire,
suddiviso in 6 quote di 4000, per la lavorazione dei diversi tipi di cordami e generi affini, con
relativa vendita all’ingrosso e al dettaglio.124
La trasformazione che ha investito Molfetta, la sua modernizzazione, testimoniata anche dalla
nascita di un’industria di illuminazione elettrica, rimane tuttavia esclusa dai settori dinamici dello
sviluppo industriale, quello con maggiore valore aggiunto, come ad esempio il metalmeccanico.
Una Distinta delle merci che si producono nel Comune di Mo/fetta, riferita sempre al 1901, ce ne
offre una dettagliata elencazione:125
Vedi Immagine
Il capitalismo molfettese lega le proprie sorti a produzioni a basso contenuto tecnico e finanziario,
che gli permettono di operare in un mercato più sicuro ma circoscritto, come alternativa alla
tradizionale speculazione commerciale. Da questo punto di vista anche le attività industriali
rispondono alla stessa logica e quando le difficoltà di stare sul mercato si acuiscono in un
determinato settore, se ne sceglie un altro, favorevole in una determinata congiuntura.
Emblematica la storia imprenditoriale di Zaccaria e Vincenzo Gallo, padre e figlio, che, liquidata la
Fratelli Gallo fu Vincenzo, succeduta con la morte del capostipite Vincenzo Gallo alla Vincenzo
Gallo & Figli, creano la Zaccaria Gallo & Figlio nel 1909, con destinazione produttiva nella
«distillazione delle vinacce e vino e rettificazione di spiriti», dopo aver tentato un anno prima,sempre nello stesso settore, la costituzione di una società anonima cooperativa, Nuova Distilleria
Molfettese, che conclude la sua esperienza nell’arco di un anno, in quanto «ha dimostrato
ampiamente come essa [società] non può più avere vita ulteriore, stante il limitato suo sviluppo, per
cui gli utili non sono rispondenti allo scopo che i fondatori si proponevano costituendola. Si sperava
che con l’aggergamento [sic] di numerosi soci la società avrebbe avuto uno sviluppo grandioso
nella lavorazione delle vinacce e vini e di conseguenza si sarebbero ottenuto utili convenienti. Ciò
però non è stato».126
Concluso con insuccesso il tentativo di affermarsi nell’ambito della produzione dei distillati, in
continuità con la tradizione paterna e familiare, Zaccaria Gallo e suo figlio creano nel 1912, sulle
ceneri della precedente, una nuova società, la Gallo De Dato & Ci, per l’esercizio «di una industria
nuova per Molfetta, la fabbricazione del cemento». Così il Premiato Stabilimento Zaccaria Gallo &
Figlio finirà di produrre distillati e cremore di tartaro per un prodotto che l’espansione edilizia di
quegli anni rende, almeno così si spera, promettente, tanto da vedere nel 1909 anche la nascita dello
stabilimento dei Fratelli Daliani-Poli, per la produzione di mattoni.127

Annotazioni
115
ACM, Cat. 7, vol. 15, fasc. 1/2.
116
Ibidem, Specchio indicante la produzione industriale nel territorio del Comune.
117
ACM, Cat. 7, vol. 19, fasc. 1/4-7. Per dare un’idea della capacità espansiva di questa azienda, G. DE MARCO, Un album per Molfetta, Molfetta 1980, p. 17, riporta la testimonianza di un molfettese che, prigioniero nel corso della guerra ’15-’18 delle forze degli Imperi centrali, potè leggere non senza grande soddisfazione, sulla strada del ritorno in patria, nelle stazioni di Budapest e Lubiana i cartelli pubblicitari della Pansini-Gallo, che però da alcuni anni era stata liquidata.

118
G PETRONI, Diciott’anni della Amministrazione provinciale di Terra di Bari, p. 85.
119
ACM, Cat. 7, vol. 15, fasc. 1/2, Specchio indicante la produzione agricola; Specchio indicante i mezzi di trasporto;
Specchio indicante la quantità di acquavite che possono fornire le distillerie. Le potenzialità della ditta Alessandrini sono le seguenti: bovini 805, ovini 666, suini 466, ma non si precisa il riferimento temporale.

120
Ibidem, Distinta delle fabbriche e delle industrie che si esercitano nel Comune di Molfetta.
121
AST, Società Commerciali, b. 19, fasc. 464, Società in nome collettivo Gentilini & Nuovo.
122
ASB, Camera di Commercio, Società commerciali, b. 335; S. LA SORSA, La pesca e l’industria molfettese, «La
Puglia”, II (1926) n. 7, p. 2; cf anche FICCO, Una memoria inedita, p. 161-2.

123
AST, Società commerciali, b. 20, fasc. 471 e 477; il capitale sociale della Sancilio Crescenzo & Ci è diviso in 8 quote di 500 lire ciascuna, delle quali una è detenuta da due soci.
124
Ibidem, Società commerciali, b. 20, fasc. 498 e 502; la Buonocore Scardi & Ci, a causa di gravi perdite che fecero sfumare gran parte del capitale, si trasforma con l’arrivo di nuovi soci nel 1912 nella Poli Bacolo & Ci con capitale sociale di 90 mila lire; tuttavia, la gestione deficitaria convince il Samarelli al recesso, pertanto la società rinasce nella Giovanni Poli & Ci, con capitale di 92 mila lire.
125
ACM, Cat. 7, vol. 15, fasc. 1.
126
Il virgolettato è ripreso dal testo del verbale dell’assemblea che delibera lo scioglimento: AST, Società commerciali, b. 20, fasc. 488; per la fondazione della Zaccaria Gallo & Figlio cf ASB, Camera di Commercio, Società commerciali, b. 335.
127
ASB, Camera di Commercio, Società commerciali, b. 335.


10/03/2013
Economia molfettese tra l'Ottocento e il Novecento a cura di Arcangelo Ficco