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9^ puntata - ''Sulle Campagne - terza parte''

9^ puntata - ''Sulle Campagne - terza parte''


Successivamente, sul finire del 1888, il Sindaco di Molfetta, preoccupato per «qualche agitazione» manifestatasi tra le classi lavoratrici, che «qui sono tanto numerose», a dimostrazione che lo sviluppo industriale non assorbe manodopera a sufficienza, avendo esaurito le risorse che il comune aveva a disposizione per attivare lavori pubblici, allo scopo di lenire la disoccupazione, non solo chiede al governo di comprendere «nel progetto per i novelli lavori portuali, quelli di Molfetta», ma caldeggia anche l’esigenza di bonificare un’annata di imposta fondiaria, per garantire agli operatori quei minimi margini di disponibilità finanziaria che favorisca la ripresa dei lavori agricoli, attutendo così gli effetti perniciosi della crisi agricola e commerciale.167 Una linea, questa, che trova d'accordo anche gli altri sindaci del circondario di Barletta e fatta propria dalla Deputazione provinciale, che in una deliberazione del febbraio 1889, «considerato che l'iniziativa privata è importante a temperare le conseguenze funeste di un deplorevole stato di cose, che ha isterilito le sorgenti stesse della vita», chiede tra l'altro al governo agevolazioni per il credito agrario, la riduzione del 50% della tassa di fabbricazione degli spiriti derivanti da vino, un intervento presso gli istituti di credito perchè allarghino il fido a proprietari e industriali, e «acciò vogliano anticipare il prezzo delle merci esportate sopra le polizze di carico e di assicurazione del carico», oltre che i soliti lavori pubblici ferroviari e portuali.168
Se è indubitabile che il timore di disordini pubblici guidi la condotta e gli interventi delle autorità provinciali e locali, è comunque evidente che la consapevolezza del carattere strutturale della crisi spinge a utilizzare gli interventi pubblici come succedaneo di soluzioni che garantiscano la ripresa dell'economia, in particolare di quella agraria. D'altra parte l'amministrazione comunale sembra sapientemente distillare gli investimenti per lavori di pubblica utilità, scongiurando nei momenti di emergenza e di massima tensione sociale pericoli di sollevazioni e di rivolta, «purtroppo facili quando si ha per sola consigliera la fame».169 Così, nell'inverno 1892-93, quando le condizioni della classe "operaia-artigiana" tornano ad essere «tristissime», a causa delle nevicate e dei freddi intensi, e la fame diventa cattiva consigliera, al punto che «i furti perpetrati in più punti della città ne sono la prova più evidente», il Consiglio comunale delibera, senza colpo ferire, di fare eseguire dei lavori in economia e a cottimo, relativi alla sistemazione di alcune strade cittadine, «pur deplorando i metodi non regolari adottati dal Regio Commissario per la esecuzione de’ lavori, quando potavano, con maggiore utilità dell'erario comunale, concedersi con pubblici incanti a termini abbreviati».170
Lasciando da parte le vicende annonarie della primavera del 1898, dovute alla concomitante gravissima carestia e di cui ci resta testimonianza nell'inchiesta prefettizia che fece luce sulle frodi perpetrate da parte di alcuni panificatori, inchiesta che d’altra parte evidenziò soprattutto la mancanza di adeguata vigilanza e di efficace capacità organizzativa da parte degli amministratori nella gestione della distribuzione controllata del pane, spiegabile d'altronde con le gravi difficoltà del momento, ridimensionando di fatto l’entità degli ammanchi e pressochè azzerandone il carattere
doloso, va ricordato che l'amministrazione comunale non si limitò solo ad assicurare il lavoro nei momenti di crisi, giacchè quando l’emergenza alimentare premeva si premurò di vendere il grano o la farina o il pane a prezzi politici, caricando sul bilancio comunale la differenza di prezzo.171
Ciò accadde soprattutto nei primi anni del '900. Nel gennaio del 1901, ad esempio, il Comune,
piuttosto che organizzare delle cucine economiche, per contrastare l'aumento dei prezzi delle
essenziali derrate alimentari e per lenire gli effetti della disoccupazione presente non solo tra i
contadini, a causa della caduta di neve e pioggia abbondanti, ma anche tra gli operai, a causa della
chiusura di tre stabilimenti per effetto del fallimento Laquai, prima vende per 15 giorni farina, il cui
costo sul libero mercato si è raddoppiato, poi vende per tre giorni, cioè fino alla fine di gennaio,
quando la temperatura si rimette al meglio, 1522 kg di pane in razioni di mezzo chilogrammo al
prezzo di 10 centesimi, senza tuttavia scongiurare del tutto i timori di pubblici disordini che durano
fino al giugno successivo.172
L' esigenza pressante di dare lavoro ai disoccupati ritorna prepotentemente anche nel 1908, a causa
di una terribile siccità, durata ben 13 mesi, che ha colpito soprattutto la coltivazione degli ortaggi,
«qui molto estesi e ora quasi del tutto abbandonati».173 Danneggiato ovviamente anche l’uliveto, il
cui raccolto nel 1907-08 fu di 18/20000 quintali, «ma quest’anno[1908], oltre ad essere scarso per
la natura biennale della pianta, minaccia di ridursi a zero se nell’agosto non si avranno le pioggie.
La vigna che da noi scarseggia è anche in pessime condizioni. La produzione di quest’anno si
presenta pari a quella del precedente, in 9 a 10.000 ettolitri, ma se in breve non verranno le pioggie
anche il poco che si avrà sarà di pessima qualità».174
Poichè l'emigrazione non riesce a smaltire l'esubero di manodopera, in quanto lo scarto tra emigrati
ed immigrati è tale da non ridurre il peso sociale della popolazione attiva, il problema di
promuovere lavori pubblici per dare lavoro ai disoccupati si fa ineludibile. Ma quali lavori? «Di
opere pubbliche o lavori per conto dello Stato qui vi è soltanto, di pronta attuazione, il basolamento
dell'antibanchina del porto. E' lavoro di poca importanza. In generale le previsioni della prossima
invernata sono a tinte fosche e provvedimenti serii immediati efficaci occorrono da parte del
Governo per scongiurare a tempo guai maggiori».175 Non manca solo il lavoro, mancano anche le
idee.
Ne1 1899, quando il raccolto delle olive fu quasi perduto a causa della mosca olearia, una curiosa
proposta di utilizzazione dei disoccupati fu avanzata da uno dei più importanti imprenditori
molfettesi del tempo, il Laquai, titolare dell'omonima ditta di olio di sansa, di oli lampanti di oliva,di saponi e di solfuro di carbonio. Egli propose di dar lavoro agli operai «mediante costruzioni di
siepi nei limiti dei fondi rustici in sostituzione degli attuali muri a secco», allo scopo di guadagnare
terreno coltivabile, ma soprattutto per dar ricovero ai piccoli uccelli insettivori, di cui doveva essere
vietata assolutamente la distruzione.176 Non mancarono però le solite indicazioni relative ai lavori
stradali, portuali e ferroviari, cioè l'insieme di quelle ormai scontate iniziative che l'on. Pietro
Pansini definì «l'uovo di Colombo», accompagnate da suggerimenti per distruggere la mosca
olearia, ricorrendo a «disinfezioni degli alberi con iniezioni di solfuro di carbonio o altro
disinfettante» o rivestendo i tronchi degli alberi, dopo la raccolta, di latte di calce, «tanto per avere
ancora l'azione caustica della calce viva».177
Il peso della disoccupazione dell'immediato primo dopoguerra fu tale da non lasciare spazio alla
benchè minima inventiva imprenditoriale, come ci fa intendere il Commissario prefettizio nella sua
Relazione al ricostituito Consiglio comunale nella tornata del 3 novembre 1920:
«Le SS LL ricorderanno le gravi preoccupazioni della cittadinanza nei primi giorni del febbraio e
marzo, quando la gran massa dei contadini, col nobile scopo di procurarsi col lavoro i mezzi di
sussistenza, entravano nelle proprietà private per coltivarle, procedevano all'allargamento o alla
creazione di vie urbane demolendo muri di giardini e fabbriche rustiche che intercettavano il
passaggio sulle stesse vie. Non ci era altro rimedio per evitare danni alle persone ed alle proprietà se
non quello di dare occupazione al maggior numero di contadini e braccianti ed in conseguenza
furono date le necessarie disposizioni e poichè il rendimento del lavoro doveva prevedersi molto
minore fu data promessa di un sopraprezzo alla Lega dei contadini che aveva assunto lo sterro delle
vie comprese tra corso Umberto e via Baccarini. E qui mi piace mettere in evidenza che in tal modo
si è provveduto a creare una via di circonvallazione e la spesa occorrente di circa 280.000 [lire] è
stata prestata senza alcun interesse a carico del Comune e ciò per la preveggenza usata nel tener
pronti i progetti necessari».178
Venne attivata una massa considerevole di denaro pubblico per realizzare lavori di pubblica utilità,
allo scopo di lenire una disoccupazione che poteva scivolare facilmente in azioni sovversive di
massa e l'azione amministrativa fu facilitata dalla disponibilità della Banca Cattolica e dalla
sensibilità del suo direttore, Mauro Carabellese, «per aver consentito di effettuare anticipazioni sulle
somme che il Comune doveva corrispondere alle varie leghe o società che eseguirono i lavori, che
mancavano di capitali propri. Senza il sagace intuito della gravità del momento da parte di
quell'istituto, ai lavori non sarebbe stato possibile dare esecuzione con tutte le conseguenze che è
facile immaginare».179
Nel complesso furono impegnati 1.646.317 lire, di cui 507.000 senza interessi e 1.139.317 con
interessi:
«Se mi si vorrà muovere osservazioni per aver aumentato per somma non lieve le passività del
Comune -conclude il Commissario regio- io con piena calma debbo rispondere che un dovere
umanitario, patriottico e di civismo mi illuminò e mi tracciò la via che doveva seguire. Pensai e
penso che nel periodo pauroso che sventuratamente ho attraversato nello espletamento della mia
missione e quando in tanti Comuni della provincia e fuori divampavano odii di classe che
culminavano in eccidi in devastazioni e in saccheggi, il pubblico amministratore si rende meritevole
di sprezzo se per grettezza cerca di non spendere peggio di lesinare, pur sapendo che da ciò
sarebbero derivati danni per la integrità personale ai cittadini di ogni classe e di ogni grado sociale
ed ai beni pubblici e privati».180
La documentata relazione a stampa del regio commissario del 1920 non fa riferimento alcuno alle
industrie molfettesi, non v’è spunto che faccia presagire nella sua analisi amara e disincantata dello stato economico e sociale della città la possibilità di ripresa nella riattivazione delle manifatture
industriali. Nella sua visione delle cose quella storia recente sembra essere, almeno nelle forme e
nell’intensità in cui si era dispiegata, un capitolo chiuso.

167
Ibidem, minuta di lettera del Sindaco, senza data, ma dell’ottobre 1888.
168
Ibidem, Deliberazione della Deputazione provinciale di Bari del 5 febbraio 1889. Per quanto concerne l’analogo orientamento dei sindaci del circondario di Barletta, cf ibidem l’Istanza dei sindaci del circondario al comm. Luigi Novelli, direttore generale della Cassa Depositi e Prestiti del 29 settembre 1888, la Lettera del Prosindaco di Barletta del 10 ottobre 1888, la Lettera del Sindaco di Giovinazzo del 26 settembre 1888.
169
Ibidem, Deliberazione del Commissario regio dell’11 dicembre 1892.
170
Ibidem, fasc. 3/5, Nota del delegato della Polizia urbana del 23 gennaio 1893 e Deliberazione del Consiglio comunale del 17 marzo seguente.
171
Ibidem, fasc. 5, Relazione del Commissario prefettizio, senza data, ma precedente al 14 agosto 1900.
172
Ibidem, fasc. 4/4-5.
173
ASB, Camera di Commercio, Atti, b. 1, fasc. 1bis, Città di Molfetta. Notizie statistiche sulla siccità. 28 luglio 1908.
174 Ibidem.
175 Ibidem. Dalla stessa fonte si desume che nei primi sette mesi del 1908 gli emigrati furono 383, in prevalenza contadini, diretti soprattutto negli Stati Uniti per l’emigrazione stanziale, verso la Dalmazia, l’Austria, l’Ungheria e il Montenegro per quella temporanea; gli immigrati nello stesso periodo furono 210.
176
Ibidem, fasc. 2H.
177
Ibidem. L’affermazione del Pansini, che aveva chiesto alla Camera di Commercio un sunto delle varie proposte, per potersene interessare a livello parlamentare, è ibidem, fasc. 2C.
178
ACM, Cat. 16, vol. 1, fasc. 15, p. 16-17.
179
Ibidem, p. 18.
180
Ibidem, p. 19.[/i


02/05/2013
Economia molfettese tra l'Ottocento e il Novecento a cura di Arcangelo Ficco