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13^ puntata - ''Mercato auto in caduta da 39 mesi''

13^ puntata - ''Mercato auto in caduta da 39 mesi''


Mercato auto in caduta da 39 mesi

MILANO — Male in Italia. Bene in Francia e Spagna. Da record in Brasile. È stato un giugno così, per Fiat-Chrysler: double-face . Come del resto accade da lunghissimo tempo. Non ci fosse l’ampio bilanciamento garantito dalle performance in Sud e Nord America (dagli Usa i dati arriveranno però solo oggi), i conti delle vendite continuerebbero a presentarsi in netto passivo. Perchè Torino recupera un po’ — e a volte fa anzi meglio della concorrenza — in alcuni degli altri principali mercati Ue. Ma Francia e Spagna, i due Paesi che come noi hanno annunciato ieri le cifre mensili, nella geografia europea del Lingotto chiaramente non pesano quanto l’Italia. Dove il calo, ancora aggravato dalla mancata fornitura di alcune componenti (per una perdita stimata di circa 2 mila vetture), è di gran lunga superiore alla media.
Le cifre ufficiali dicono che l’emorragia non si ferma, che anche in giugno le immatricolazioni complessive hanno subito un taglio del 5,5% (e del 10,3% sul semestre). Per Fiat-Chrysler siamo al triplo: —15,24%, a 33.500 vetture, per una quota scesa al 27,46% dal 30,24% di maggio e dal 30,61% del giugno 2012 (sostanzialmente stabile, al 29,15%, il dato cumulativo dei primi sei mesi). Ma c’è un ma. In quello che, a livello nazionale, appare come un lieve rallentamento della velocità di una discesa che dura ormai da 39 mesi, Torino denuncia qualcosa di artificiale: «Le immatricolazioni degli ultimi tre giorni sono state influenzate da un anomalo incremento dei canali onerosi — noleggio a breve termine e chilometri zero — da parte della concorrenza». Le vendite, insomma, ci sono state: gonfiate, però, da contratti che non producono margini e, al contrario, non di rado si traducono in un costo per costruttori e concessionari. In passato lo stesso Lingotto vi ha fatto ricorso. Non adesso: «Fiat Group Automobiles ha deciso di non seguire» le mosse dei competitor. Nonostante tutto ha continuato a piazzare quattro modelli ai vertici della classifica: sono Panda, Punto, 500 e Ypsilon le più vendute di giugno.
Per Torino va meglio comunque in Francia, dove la media scende del 9% ma Fiat-Chrysler sale del 7,8%. E in Spagna, che chiude il mese in sostanziale stabilità (-0,7%) e vede però un deciso exploit dei marchi italiani (+35%). E se è vero che lì le cifre sono piccole, con quote di mercato minime, è il Sud America a regalare una volta di più ricchi conti e cifre record a Torino. La crisi che sta intaccando il modello di sviluppo brasiliano nell’auto non si vede. Almeno non ancora, o non nei bilanci del Lingotto: a giugno ha venduto 63.864 vetture (veicoli commerciali leggeri compresi), portando a 380.131 il totale da inizio anno. Significa una crescita del 5,1%, una leadership confermata con una quota di mercato del 22,2% e, soprattutto, il miglior semestre di sempre nei 36 anni di storia del gruppo nel Paese.
A rafforzare ulteriormente i volumi di attività globale Fiat-Chrysler arriveranno, oggi, i dati Usa. A loro volta previsti in nuova crescita, potrebbero essere accompagnati dall’annuncio che Sergio Marchionne eserciterà la consueta opzione semestrale sul 3,3% di Auburn Hills. Ma se questo fa parte degli accordi siglati a suo tempo con Veba, la maggior attesa è naturalmente sempre per il contenzioso che, sul prezzo, oppone Torino al fondo del sindacato Uaw. E dal quale dipenderanno tempi e modi della fusione. Le ultime scommesse puntano su un’intesa extragiudiziale, mentre il mondo dell’auto guarda ad altri possibili consolidamenti. Alla scena si aggiungono così i rapporti tra General Motors e Psa-Peugeot Citroën. Ne hanno chiesto ieri, immaginando possibili sviluppi proprio per Fiat, al presidente John Elkann. Scontata la risposta: «Noi andiamo avanti con il nostro piano. Non siamo a conoscenza di quello che Peugeot sta facendo, non sono venuti da noi». Se però ci andassero, «siamo sicuramente sempre aperti a opportunità che considerassimo interessanti».
Di Raffaella Polato
Fonte: Corriere della Sera



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