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1^ puntata - ''Analisi sociale del voto amministrativo''

1^ puntata - ''Analisi sociale del voto amministrativo''


Con la sconfitta alle ultime elezioni comunali di Azzollini, inevitabilmente è entrato in crisi profonda il blocco sociale di riferimento su cui si fondava il sistema decennale di potere instaurato dal senatore molfettese.
Tale blocco è composto prevalentemente da piccoli imprenditori, artigiani, commercianti e appartenenti alla classe media (oltre che da coloro che, a prescindere dalle problematiche locali, sono stati sempre e comunque elettori del centro-destra).
A tali soggetti sociali sono venuti a mancare inaspettatamente e repentinamente tutti i riferimenti a cui erano legati da rapporti di fiducia e di protezione, consolidatisi in un decennio di gestione pubblica fondata soprattutto sull’esaltazione del legame diretto tra eletto ed elettore. Un legame, però, non coltivato sulla base di una condivisione politica o culturale bensì sulla disponibilità del politico ad impegnarsi per la soluzione dei problemi concreti di coloro che gli avevano dato il voto, i quali, conseguendo i loro scopi, si impegnavano moralmente a rendere disponibile il loro consenso anche per il futuro.
E’ in tal modo che si sono creati in città blocchi consistenti di voti, controllati da alcuni noti politicanti locali, che, una volta consolidatisi, si sono sempre confermati in quasi tutti i momenti elettorali. Si spiega così la “dotazione” stabile di corposi pacchetti di voti, oscillanti tra le 500 e 1200 preferenze, posseduta da molti rappresentanti del centro-destra molfettese.
Clientelismo? Sicuramente sì, ma non solo. Tutto nasce anche dal bisogno di “protezione “ in un contesto sociale caratterizzato da una crisi profonda e dai diversi aspetti.
Crisi economica, innanzitutto, per cui cercare un sostegno per farsi largo a gomitate, da molti è stato considerato quasi una necessità, con tanti saluti alla giustizia e ai diritti dei “non protetti” che quelle gomitate le hanno prese tutte.
Crisi culturale, in secondo luogo, derivante dal radicamento in molta parte della popolazione della convinzione che le regole possono essere tranquillamente aggirate, se si trova qualcuno disposto ad aiutarti.
Crisi morale, inoltre, che nasce da una radicale sfiducia negli altri e nelle istituzioni, per cui ci si sente calati in una perenne competizione, in cui si lotta da soli e vince chi è più furbo, spregiudicato e più “vicino” ai potenti di turno.
Dall’intreccio di queste tre crisi sono nate le condizioni per la formazione di larga parte del blocco sociale conservatore molfettese, nello stesso tempo colpevole e vittima di un sistema politico malato.
Con la perdita dei suoi riferimenti storici, tale blocco è destinato a sgretolarsi e dalla sua frantumazione possono originarsi due esiti, uno funesto, l’altro auspicabile.
Il primo può sostanziarsi nel tentativo degli “orfani di Azzollini” di riallocarsi nel nuovo contesto politico venutosi e creare, cercando di costruire nuove reti verticali di supporto ai propri interessi, inquinando così il tentativo della nuova Amministrazione di creare nella città un nuovo asseto morale e civile.
Il secondo esito sarebbe rappresentato dalla progressiva accettazione da parte degli stessi “orfani” di un nuovo modo di pensare alla cosa pubblica, basato sulla presa di coscienza che lo sviluppo di un serio senso civico e il rispetto delle regole e della legalità rappresentano un bene prezioso per tutti e una garanzia per un futuro migliore per Molfetta.
Una cosa comunque deve essere chiara: quegli “orfani” non vanno lasciasti soli o, peggio, considerati dei nemici da “punire”, ma cittadini i cui interessi vanno difesi in un quadro di legalità e trasparenza.
Beppe Manente


06/07/2013
''Osservatorio sociale'' a cura di Giuseppe Manente