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6^ puntata - ''Intervistando Pablo - PARTE TERZA''

6^ puntata - ''Intervistando Pablo - PARTE TERZA''


Intervistando Pablo - PARTE TERZA

All’eta’ di 46 anni il suo successo tocco’ picchi di notorieta’ altissimi in tutta Europa fino a raggiungere l’udito del prossimo Cancelliere del Reich. Adolf Hitler (1889-1945?) durante il suo discorso a Nuremberg (1927), dichiarava davanti ad una folla immensa di sostenitori: “Noi siamo socialisti, noi siamo nemici del sistema economico capitalistico odierno per lo sfruttamento degli economicamente deboli…” dove attribuiva al titolo di Socialismo il simbolo del Nazismo, la Svastica, per la sua propaganda militare. Infatti il termine Nazismo significa, Nazional-socialismo. Paradossalmente qualche anno dopo, attribuitosi la carica di Fuhrer, ispirato e supportato dalla filosofia di Friedrich Nietzsche (1844-1900) basatosi sull’idea del “Superuomo,” aizzava la sua campagna per l’antisemismo e contro tutte le minoranze sociali ed etniche. Mancavano due mesi dall’inizio della guerra, quando Picasso fu nominato dai repubblicani, direttore del museo Prado a Madrid. Ritornato a Parigi riuscí a mantenere pieno controllo nella gestione del Prado, responsabile di salvaguardare la sorte dei beni culturali all’interno ed all’esterno del palazzo. Purtroppo, nel 1936 il Prado fu bombardato dalla Legione Condor inviata da Hitler. Tuttavia Picasso si era gia’ mobilitato per l’evacuazione e forní personalmente i fondi necessari per i 75 camion, per il trasporto e trasferimento del patrimonio artistico in una sicura destinazione, il museo di Valencia. Decise di trasferire tutte le opere e tesori a Genova dopo due anni per motivi di maggior sicurezza. In seguito i tedeschi bombardarono anche la capitale religiosa dei paesi baschi spagnoli, Guernica, nel 1937 uccidendo civili, inclusi donne e bambini. L’odio di Picasso verso i carnefici cresceva come fiamme di un rogo. Il suo profondo stato emotivo in relazione al drammatico evento, si travaso’ nella creazione di un maxi dipinto intitolato, “Guernica” (tempera su tela - 782cm x 354cm) che fu eseguito non solo come dedica alla strage ma per protesta contro il regime nazista. – “Il mio odio non mi da’ pace! Potranno derubarmi di tutto ma non del mio intelletto.” – Hitler fu informato del suo nuovo dipinto e mando’ alcuni soldati per saperne di piu’ e nel caso di confiscarlo. Da premettere che Hitler si considerava anch’esso un artista e nutriva una certa invidia nei confronti di Picasso per via della sua fama. Alcune teorie raccontano che, grazie alla notorieta’ internazionale dell’artista, Hitler abbandono’ l’idea di arrestarlo e farselo consegnare con l’accusa di essere un comunista. Si potrebbe anche ipotizzare, visto che Picasso aveva piena facolta’ di gestione dei tesori del Prado, per salvarsi dalle grinfie dei nazisti, abbia consegnato segretamente un certo numero di opere a Hitler che a sua volta le avra’ introdotte e vendute al mercato nero, per l’urgenza di finanziare la sua guerra. Allo stesso modo il Fuhrer confiscava opere di alto prestigio, con la scusa di battezzarle con il titolo di Decadentismo, quindi non all’altezza di un decoroso valore artistico. In realta’ molte di quelle opere, rubate anche dai vari musei e che furono segretamente risparmiate dal rogo in cui altre opere bruciarono nel proprio destino, finirono nel tunnel del mercato nero per trarne i profitti di guerra. Per un periodo tra gli anni trenta e quaranta Pablo frequento’ la fotografa, Thèodora Markovitch, in arte Dora Maar (1907-1997) che documento’ la realizzazione di Guernica. Anche Dora non seppe resistere al fascino dell’artista, diventando la sua amante. Il dipinto che simboleggiava sfacciatamente gli orrori e la devastazione della Guerra inflitta ai civili innocenti della citta’ di Guernica, era una forma ovvia di protesta mai contestata dai critici ma ammirata da un vastissimo pubblico moderno e contemporaneo. Guernica, e’ oggi uno dei maggiori lavori d’arte moderna stampato per l’eternita’ nei libri di storia dell’arte.

Nel 1944 la Francia e la Grecia furono liberate, mentre l‘Italia ed i paesi balcanici restarono sotto il dominio degli alleati. Anche Picasso in altra forma, continuava la sua marcia, per ottenere la sua parte di conquiste e liberazioni. Infatti a Parigi, aveva conquistato il cuore di una giovane studentessa d'arte, la 21enne, Françoise Gilot (che non sposera’ mai). Decise quindi di liberare il suo animo romantico mettendo alla luce due figli, Claude e Paloma. In questo periodo si dedica a litografie di acqueforti ed acquetinte per illustrare manoscritti spagnoli. Nell'estate del 1949, Picasso partecipo’ alla "Terza mostra Internazionale di Scultura" tenutasi presso il Museo delle Arti di Filadelfia. Negli anni cinquanta ispirandosi a Las Meninas di Velázquez e dipinti ispirati all'arte di Goya, Nicolas Poussin (1594- 1665), Manet, Ferdinand Victor Eugène Delacroix (1798- 1863) El Greco e Gustave Courbet (1819-1877) realizzo’ variazioni di dipinti, dedicandosi alla reinterpretazione dell'arte dei maestri. Nella fabbrica di ceramiche Madoura a Vallauris, dove lavorava alla produzione di ceramiche che lui stesso decorava, incontro’ per la prima volta nel 1952, Jacqueline Roque (1927-1986), l’addetta alle vendite e cugina della titolare, Madame Suzanne Ramie (1907-1974). Due anni dopo ritrovatosi dinuovo in solitudine, per la separazione da Françoise che lo lascio’ per le sue continue infedelta’ portandosi con se’ i suoi due figli, si lascia conquistare dalla matura Jacqueline, da cui nascera’ suo figlio Olivier Doria il 7 dicembre 1957. Jacqueline e’ il suo ultimo grande amore che sposa nel 1961, (ormai ottantenne) e con cui finira’ i suoi ultimi giorni in Mougins, Francia, dove muore per un attacco di cuore l’8 Aprile 1973 a 91 anni.

Picasso fu molto affascinato dalla carriera cinematografica, apparendo in alcuni film sempre nel ruolo di sè stesso. Alcuni tra i quali, "cameo", Il testamento di Orfeo di Jean Cocteau. Fu invitato a collaborare alla realizzazione del film "Il mistero Picasso" di Henri-Georges Clouzot. Tra i suoi ultimi lavori vi erano molti dei disegni a china ed una prolifica collezione di acqueforti. Oggi possiamo ancora godere di una delle sue grandi opere, rivelata al pubblico per la prima volta, nel 1967 all’aperto, in Daley Center Plaza a Chicago, una scultura in acciaio (Il Picasso di Chicago) di oltre quindici metri. E’ ancora in dubbio la rappresentazione della figura quasi completamente astratta. L’artista dono’ la sua opera alla citta’ di Chicago dopo aver rifiutato i 100.000 dollari. Le sue ultime energie le dedico’ in una miscela di stili con colori piu’ vividi e di pronunciata espressione, pesantemente accolti dalla critica. La sua audacita’ e’ ancora visibile nei suoi ultimi lavori tale da essere considerati precursori di quell’epoca e quindi valutati dopo la sua morte come opere di neoespressionismo. – “A tempo perso mi occupavo anche di Mail-art.” –

La sua raccapricciante energia e ferma determinazione, ha fatto infine di lui l’artista piu’ celebre della storia dell’arte. Dai suoi primi conflitti d’infanzia, il suo primo amore e scelte extra-coniugali ad arrivare all’esperienza atroce della Guerra, hanno contribuito all’invenzione di un uomo ed un artista capace di esprimersi costantemente, a volte insicuro ed a volte spudorato sotto una miriade di occhi critici e sfidanti. Una sfida per cui e’ valsa la pena vivere. La magia della sua arte tuttoggi, ha ancora effetto su di noi, suoi eterni ammiratori o osservatori del suo immenso e grande patrimonio d’arte di tutti i tempi.





I miei ringraziamenti speciali al maestro, Pablo Picasso.

Vito Giancaspro © 2013



BIBLIOGRAFIA
Stokstad, Marilyn. “The Rise of Modernism in Europe and the United States.” Art History. Ed. Prentice Hall, Inc. Simon & Schuster/A Viacom Company, New Jersey: Prentice Hall, Inc., Harry N. Abrams, Inc., 1995. 1050-1051

Kuspit, Donald. “New Forms For Old Feelings:The First Decade.” A Critical History of 20th-Century Art. Chapter 1, part 1. Artnet, 03/13/2010. 2.
http://www.artnet.com/magazineus/features/kuspit/kuspit1-10-06.asp


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02/10/2013
''Punti di Vista'' di Vito Giancaspro