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7^ puntata - ''Tenue speranza'' 3^ parte

7^ puntata - ''Tenue speranza'' 3^ parte



Indil cercò di usare la sua fredda razionalità, pensando alla prossima mossa del nano. Aveva detto “irrilevante” su una pretesa legittima. Sembrava un dato di poco conto, invece era consapevole della differenza della situazione. Ogni finzione era caduta: la sua eventuale proposta non sarebbe stata oggetto di una votazione scontata e inutile ma era stata rifiutata a priori. Era come se ormai persino violare la procedura indicata dal Codice fosse normale perchè non valeva più la pena di mentire.

- Perchè, Sommo Re dei Nani? “Irrilevante” non è un termine da usare alla leggera visto che formalmente dobbiamo rispettare ciò che Baruk Ath Thomak, Claudius il Saggio e Lucien Whiterose deliberarono nel primo Consiglio. Citando letteralmente: “ I tre Capi della Monotriade hanno il diritto e il dovere di cercare il benessere del loro popolo tutelando il beneficio della collettività.” Io sto solo svolgendo il compito affidatomi dalla mia razza. –
- Certo, Layana. Ed è proprio questo il problema. La tua razza tra qualche decennio non avrà nemmeno un paio di braccia per le miniere, letteralmente non avrà le braccia. E per garantire il loro mantenimento io dispongo che continuino a lavorare intensamente e a costituire un fondo da usare nel lungo periodo di impedimento per malattia. Non pretendi mica che mangino gratis, giusto? Quindi, il benessere del tuo popolo e il benessere dei nostri sono tutelati: non pretendi mica che i vostri pasti vegetariani gravino sul nostro bilancio, giusto? Ah, mi sono sbagliato. Dovrebbero restare due braccia, una volta che voi le avrete perse per strada: quell’ibrido laggiù è immune, vero?-
Mark aveva gli occhi fiammeggianti e le mani che gli prudevano dalla brama di violenza. Quel nano impudente svegliava l’orco che era sepolto sotto strati di autocontrollo e ragione: aveva voglia di ferirlo. Più di tutto, voleva restituirgli il dolore che aveva provato lui quando le sue parole avevano evocato l’immagine insieme penosa e terribile di Indil mutilata.
- La mia guardia personale ha sangue quasi puro e ritengo non sia il caso di vertere la discussione dal suo argomento principale. E così, mio caro parricida, stai aspettando la nostra morte? – Indil incrociò le braccia con grazia e sorrise malignamente. Il nano perse la sua baldanza per un attimo per poi ghignare perfido: l’elfa aveva commesso un altro errore.
I nani raccolti attorno a Wilhelm ruggirono di rabbia. L’accusa di parricidio equivaleva a un tradimento verso un altro nano, il peggior crimine contemplato dal loro popolo. La pena era l’incarcerazione fino alla morte per denutrizione e persino la sola insinuazione diretta di Indil era un atto punibile con la morte.
Gli elfi si strinsero attorno al proprio capo, Mark che le sfiorava la spalla come a trattenerla.
- Precisamente. Avrò il privilegio di vedervi morire tutti, tu in prima linea, Layana cara?–
- Temo di no . Invoco una votazione. La mia proposta è semplice e rischiosa, qualcuno potrebbe definirlo azzardo, altri suicidio. Ma io la considero l’unica speranza. –
Indil prese un respiro profondo, conscia del peso della sua decisione. Qualcuno aveva definito situazioni simili come “scelta dell’orco”: solo un modo per decidere la propria morte, comunque inevitabile. Ma era l’unico modo di dare senso al susseguirsi di splendide albe che aveva visto ogni giorno fuori da quella prigione di pietra.
- Volontari della mia gente andranno verso l’Ovest, dove si narra che i Druidi coltivino ancora l’antica Arte della Guarigione. Io partirò con loro, confidando negli Dei. Queste conoscenze arcane e ai limiti della leggenda sono l’unica speranza per noi. –
Gli umani e i nani mormorarono tra loro. Le parole “follia” “suicidio” “inutile” spiccavano nei sussurri come se fossero state scritte con il sangue sul raso bianco.
Gli elfi tacquero. Consapevoli di quanto sarebbe stato inutile quell’ultimo sforzo, pari a chi nuota nella tempesta, non potevano vietarsi di sperare, perchè era l’unica cosa che a loro era rimasta.
- Stavi pensando a questo oggi, vero? Ci pensavi da un po’ ?- sussurrò Mark, abbassandosi all’altezza dell’orecchio a punta della ragazza.
- Si, meditavo dallo scorso autunno in realtà. Sono solo leggende, ma cosa possiamo fare? Questi qui ci stanno uccidendo. Inoltre – abbassò la voce, fino a diventare quasi afona – ho pensato che se i Druidi hanno conservato la magia, forse c’è un modo per sconfiggere gli Abomini, e loro lo conoscono. Se dovessimo vincerli potremmo tornare nelle nostre foreste e smettere di vivere sepolti vivi.-
- Geniale! – l’ibrido approvò con un sorriso caldo che rese luminosi i suoi strani occhi.
- Inoltre, Rudiger approverà. Non hanno nulla da perdere …. e tutto da guadagnare. Se io dovessi morire si libereranno del Capo per sempre: la cara Lucien non ha contemplato la possibilità di una rielezione a causa della morte del rappresentante elfico. Immagino che a quel tempo gli elfi fossero creature piuttosto longeve. – ghignò, cercando di alleggerire il tono come se stesse scherzando.
Mark la fissò, cercando segni di cedimento sulla pelle lunare del viso bianco e finemente cesellato della sua migliore amica. Era conscio della sua paura della morte, malgrado tutto. Non aveva neanche novant’anni: per i canoni elfici era poco più di una ragazzina. Quella decisione era l’unica da prendere … c’era solo da chiedere se sarebbero morti con gli altri, a causa del Morbo, o uccisi dai Vampiri durante il viaggio. E lui sarebbe stato con lei, in ogni caso, fino alla fine.



27/01/2014
Rubrica a cura della scrittrice Rossella Modugno