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CRONISTORIA DI UN ECCIDIO A MOLFETTA: I bassifondi della città erano malcontenti - parte 1

CRONISTORIA DI UN ECCIDIO A MOLFETTA: I bassifondi della città erano malcontenti - parte 1





Nel 1898, nei giorni delle proteste e dei tumulti popolari per la mancanza e l’alto prezzo del pane, a Molfetta il 1° maggio la truppa fece fuoco su un gruppo di dimostranti. Sei di essi furono uccisi, alcuni altri rimasero più o meno gravemente feriti. Nel corso degli scontri non mancò di essere ferito anche qualche soldato. I manifestanti contro i quali si fece fuoco si trovavano nei pressi dell’ufficio del dazio per protestare contro la miseria e la fame, ma non solo per questo. Il senso di quella giornata di sangue non è stato ancora completamente chiarito ed è interpretato secondo gli schemi di una jaquerie, sulla base dei giudizi negativi espressi soprattutto dal sindaco della giunta radical-repubblicana, Mauro De Nichilo, e da un anonimo corrispondente molfettese di Salvemini.
In Puglia i tumulti, che interessarono buona parte della penisola, presero il via a Bari il 27 aprile e si estesero a macchia d’olio in quasi tutta la regione. Nella generalità dei casi sono le donne, umili casalinghe e popolane affamate, a dare il là alla protesta, seguite da nugoli di “monelli”. A volte sono costoro a prendere l’iniziativa, come a Bitonto, e per certi versi anche a Molfetta. I resoconti giornalistici ci consentono di considerare che la folla, inferocita per la fame, trascende in atti drammaticamente sconsiderati principalmente quando le autorità locali sono latitanti o poco persuasive sulla possibilità di fornire il pane senza restrizioni e a buon mercato, oppure quando si vede inibita nella sua possibilità di protesta dal sopraggiungere della truppa; è altrettanto evidente che gli scontri sanguinosi si verificano lì dove la truppa interviene con il chiaro intento di reprimere ad ogni costo la manifestazione, che si reputa l’espressione di una volontà politica sovversiva.
A Valenzano le “donnicciuole” che hanno organizzato la protesta sbraitano per ore “come ossesse inferocite” dinanzi all’ufficio della polizia urbana, dove è custodita una certa quantità di pane, e se ne tornano a casa quando hanno la garanzia che il pane non sarebbe mancato e sarebbe stato venduto al prezzo ragionevole di 30 centesimi. A Ruvo dove, come si vedrà, nel ’94 era esplosa improvvisa e apparentemente inconsulta la rivolta, tutto è calmo grazie alla sagace opera dell’amministrazione. A Bitonto la ragazzata diventa sommossa quando si vede sopraggiungere da Bari una compagnia del 65° fanteria: “la vista dei soldati irritò la popolazione”, che si abbandonò ad atti vandalici. La cronaca di Foggia echeggia il racconto manzoniano dell’assalto ai forni e nella ricerca delle cause degli atti di vandalismo s’insinua apertamente l’ipotesi che i tumulti siano stati orchestrati ad arte dagli avversari politici dell’amministrazione in carica. Ma in questi casi gli oppositori non sono sempre gli estremisti del tempo, i socialisti, così come gli animatori di queste manifestazioni, che le cronache ci raccontano per lo più improvvisate e spontanee, non sono sempre i socialisti, contrariamente a quanto ritennero strumentalmente il governo e i benpensanti borghesi coevi. Certamente non mancarono nel corso di quelle manifestazioni grida sovversive, ma a Bitonto i tumultuanti gridavano “vogliamo il pane a 6 soldi, abbasso il sindaco, viva il Re”.
Quello di Molfetta non fu l’unico eccidio quell’anno. Preceduto nel Barese dall’evento luttuoso di Modugno, concomitante con quello di Minervino, sebbene qui la dinamica dei fatti non ripeta il solito copione, per tragicità e gravità fu superato qualche giorno dopo dall’eccidio di Milano, che lasciò sul terreno un centinaio di morti tra i dimostranti, anche se nel capoluogo lombardo, come per Molfetta, non si trattò soltanto di una semplice sommossa generatasi per protestare contro il caropane, in quanto i tumulti principiarono per reazione all’arresto di tre operai socialisti che distribuivano volantini di protesta per l’uccisione del figlio del deputato radicale Romolo Mussi da parte della forza pubblica. Tuttavia, anche i tumulti di Milano, nonostante la loro peculiarità, rientrarono in quella che fu definita “la protesta dello stomaco”, se non altro perchè un buon numero di manifestanti era costituito da donne e adolescenti resi disperati dalla fame.


[Testo pubblicato in Le passioni di sinistra n.2 gennaio-aprile 2003]


12/04/2014
CRONISTORIA DI UN ECCIDIO A MOLFETTA - A cura di Arcangelo Ficco