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La storia delle scarpe a tacco alto - 1^ parte

La storia delle scarpe a tacco alto - 1^ parte
Scarpa Greca


Dall'antico Egitto ai giorni nostri, camminando nel medioevo e nell'età napoleonica. (I Parte)

La scarpa con tacco 4 cm, o quella il cui tacco è appena 2 cm, è materia di discussione ormai da tempo immemore. Le calzature in generale, sono state di solito dei veri e propri marcatori di genere, classe, razza ed etnia - e sia il piede sia la scarpa sono stati ritenuti influenti e potenti simboli fallici e di fertilità, come evidenziato nella pratica contemporanea di legare un paio di scarpe all’ auto della coppia appena sposata. Nessun’altra scarpa, però, ha una così ampia approvazione di calzabilità per il tempo libero, per la sensualità e la sofisticazione quanto la calzatura con i tacchi alti, per le donne in particolare. Piena di contraddizioni, con tacchi 13 paradossalmente inibitori di movimento, ma tendenzialmente amici sinceri nel mascherare la vera altezza, almeno in apparenza. In piedi con i tacchi, una donna si presenta già a metà cammino e al tempo stesso riduce la lunghezza del suo passo, favorendo l'illusione della reattività e della velocità, suggerendo nel contempo, a chi l’ammira, la promessa di una caduta imminente. Più alti sono i rialzi e più instabile è il tallone, e maggiormente evidenziate sono queste contraddizioni. Medici e studiosi del piede dissertano tutt’ oggi circa l'effetto fisico e culturale, sia positivo che negativo, che i tacchi hanno non solo sulle donne, ma sulla società nel suo complesso.


Precursori delle scarpe con tacco
La maggior parte del ceto inferiore, nell'antico Egitto, camminava a piedi nudi, ma i rilevamenti delle pitture murali -risalenti al 3500 aC- mostrano una prima versione di scarpe indossate soprattutto dalle classi superiori. Queste erano pezzi di cuoio tenuti insieme con un’ allacciatura spesso disposta per rassomigliare il simbolo di "Ankh", dio della vita. Ma sono ben visibili anche alcuni dipinti di entrambi i ceti alti, maschili e femminili, con i tacchi probabilmente indossati per scopi cerimoniali. I Macellai egiziani calzavano i rialzi, per aiutarsi a camminare sopra il sangue degli animali morti.

Calzature egizie in onore al dio Ankh
Nell'antica Grecia e a Roma, i sandali con piattaforma, denominati kothorni, più tardi conosciuti come coturni o stivaletti nel Rinascimento, erano calzature con suole di legno o sughero a base alta, molto popolari soprattutto tra gli attori che avrebbero indossato simil calzature -di altezze così diverse- per indicare lo status sociale o la diversa importanza dei personaggi rappresentati.
Nell'antica Roma, il commercio del sesso non era illegale e certune prostitute venivano prontamente identificate dai loro tacchi alti.
Durante il Medio Evo, uomini e donne, indossavano zoccoli, o suole di legno, chiaramente precursori del tacco alto. Tali zoccoli venivano a sostituire, in strade fangose e piene di detriti, le scarpe fragili e costose soggette a minore duratura temporale, proprio per il materiale (lino, seta e caucciù) con cui erano modellate.
Nel 1400, chopines o zeppe, vengono create in Turchia ed introdotte in seguito, alla metà del 1660, in tutta Europa. Queste calzature potevano avere dei rialzi in sughero o legno di 8-10 cm, ma talvolta arrivavano anche a 18-20 cm, la qual misura richiedeva alle donne di usare bastoni o servi per aiutarle a restare in equilibrio. Venivano indossate solitamente dal sesso femminile o da eunuchi.

Vedi Immagine
Zeppa turca
I Veneziani hanno fatto delle pianelle un loro status symbol, rivelando con esse la ricchezza e la posizione sociale delle donne, sebbene alcuni viaggiatori orientali solessero indicare ironicamente l’uso di queste calzature definendole “scandalosamente alte”.
Un visitatore persiano osservò -ad un’asta di gioielli che - “quei trampoli sono stati inventati dai mariti di belle mogli, con la speranza che il loro movimento ingombrante renda loro difficili le relazioni illecite".
Possiamo già orientarci, a questo punto, su certe questioni di dominazione e sottomissione associate alle scarpe, proprio come le pianelle di loto della Cina.
Infatti, sia le concubine cinesi che le odalische turche indossavano scarpe alte, costringendo gli studiosi a ipotizzare se i tacchi fossero stati utilizzati non solo per ragioni estetiche ma anche per impedire alle donne di fuggire dagli harem.
Le scarpe, durante il 1550, cominciavano ad essere create in due pezzi, con una sezione superiore flessibile collegata ad una base pesante e rigida. Questa nuova calzatura dalle due parti ha portato il tacco ad essere congiunto alla parte effettiva della scarpa, piuttosto che a fare solo da copriscarpa collegabile.
I tacchi sono cresciuti in popolarità, nel corso del 1500, soprattutto per evitare ai cavalieri, sia maschi che femmine, di scivolare dalle staffe. I tacchi di questi stivali, a metà del suddetto secolo, vennero resi più stilizzati e sottili da Caterina de’ Medici che ne fece una vera e propria moda da utilizzare anche fuori dall’ambito prettamente equestre. L'introduzione del tacco alto e la concomitante difficoltà a creare una forma speculare rigida (uno stampo di piede usato per fare le scarpe) portò i calzolai a ideare "la scarpa dritta" o le calzature che potevano adattarsi sia al piede sinistro o destro. La destra e sinistra sarebbero poi tornare agli inizi del 1800, quando i tacchi furono abbandonati.


19/04/2014
''Camminare Sano'' a cura di Sabbia Rosa