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La riabilitazione equestre

La riabilitazione equestre



La riabilitazione equestre (in inglese Therapeutic Riding), è un tipo di riabilitazione che utilizza come mezzo terapeutico il cavallo.
Per quanto di recente introduzione rappresenta già un'importante risorsa sul piano riabilitativo, rieducativo e di integrazione sociale per i soggetti con disabilità, anche quando non sembrano esserci più risorse consentendo a volte il riavvio del processo riabilitativo.
Si applica a soggetti con disabilità neuromotoria, psichica, cognitiva; può rappresentare un valido strumento rieducativo anche per soggetti con disagio sociale, tossicodipendenti, ecc. Richiede centri adeguatamente attrezzati, metodologia di applicazione rigorosa e una èquipe di professionisti con preparazione specifica.
L’ippoterapia non è sinonimo di riabilitazione equestre ma è una delle discipline che la compongono

Cenni storici
L'uso dell'equitazione per la salute ha origini molto antiche: già Ippocrate (460-370 a.C.) aveva sottolineato gli effetti benefici della sua pratica sulla salute del corpo e della mente.
L'utilizzo del cavallo in riabilitazione è sicuramente uno dei più moderni (Francia 1965), anche se già nelle civiltà antiche il cavallo era considerato "mezzo terapeutico per mantenersi in buona salute".

Si sono trovate tracce di un primo testo di pedagogia con uso generale della disciplina equestre redatto da alcuni maestri ittiti (2000 a.c. circa).

Nel rinascimento troviamo documenti a partire dal XVI secolo sullo sviluppo di tale pratica terapeutica.

Nel XVII secolo veniva consigliata per tubercolosi e coliche biliari.

Nel XVIII secolo vengono approfonditi gli aspetti positivi di questa pratica su ipocondriaci e isterici dal medico personale di Maria Teresa d'Austria, appartenente alla prima scuola di medicina di Vienna.
Studi ed approfondimenti vengono condotti dall' Abate di Saint Pierre che, nel 1734, inventò una "sedia vibrante", ricordata anche da Voltaire, da usare quando il tempo era inclemente e non si poteva cavalcare all'aperto.

Altre "macchine equestri" vengono inventate durante lo stesso periodo dimostrando come il problema del movimento e degli esercizi fisici fosse particolarmente sentito dai medici di quel tempo.

In Italia troviamo i primi interessi nel XVII secolo, da parte di Giuseppe Benvenuti, medico alle terme dei Bagni di Lucca, che scrisse le "Riflessioni sopra gli effetti del moto a cavallo" in cui sostiene l'efficacia terapeutica dell'equitazione.

Goethe, assiduo cavaliere, riconobbe il valore salutare delle oscillazioni che il corpo compie seguendo i movimenti del cavallo, la benefica distensione della colonna vertebrale e la sollecitazione, delicata e costante, data alla circolazione del sangue. Nel suo studio di Weimar il poeta utilizzava una sedia per lo scrittoio simile ad una sella per cavallo.
I movimenti particolari della sella vengono consigliati come esercitazione dell'equilibrio; alle vibrazioni, invece, si attribuisce una benefica azione tonica degli organi interni.

In tempi recenti i primi paesi a utilizzare il cavallo in modo sistematico nella riabilitazione dei disabili furono quelli scandinavi ed anglosassoni. In Italia la riabilitazione equestre è stata applicata in ambito riabilitativo a partire dal 1972. Dal 1995 si è assistito ad un notevole sviluppo in tutti i versanti, organizzativo, scientifico, formativo, analogamente a quanto è avvenuto a livello internazionale. Attualmente sono più di 50 le nazioni che utilizzano la riabilitazione equestre a scopo terapeutico
Fu la Francia per prima nei tempi moderni (e precisamente dal 1965) ad utilizzare il cavallo in termini educativi e rieducativi anche dal punto di vista neuromotorio. I francesi si accorsero di quanto questa terapia potesse influire sul recupero del disabile, anche fisico oltre che psichico.

In questo paese l'ippoterapia diviene presto materia di studio, tanto che nel 1969 avvenne la presentazione al Centro Ospedaliero Universitario della Salpetrière del primo lavoro scientifico sulla rieducazione equestre.


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