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I porti di Puglia dal XIX al XX secolo: Il periodo francese

I porti di Puglia dal XIX al XX secolo: Il periodo francese


Durante il breve periodo dell’amministrazione francese, gli inter¬venti per il miglioramento dei porti pugliesi subirono una evidente battuta d’arresto. A frenare, se non a bloccare del tutto qualsiasi iniziativa in questo settore, contribuì sia la grave crisi economica in cui vennero a trovarsi i centri costieri a seguito della decadenza dei traffici marittimi, prodotta dal noto blocco continentale, sia la politica espansionistica di Napoleone Bonaparte nel Mediterraneo, che indusse i nuovi sovrani, Giuseppe prima, e Gioacchino Murat dopo, a concentrare l’attenzione sugli interventi portuali a carattere militare. Non a caso la cura di tutti i porti del regno, nel 1809, venne affidata al Ministero della Guerra e Marina (decreto del 17 giugno) .
L’interesse per la fortificazione dei porti pugliesi da parte dei nuovi sovrani, sorse allorchè presero corpo i disegni di Napoleone di avvalersi di queste basi per tentare l’occupazione delle isole Jonie e del litorale albanese e di rinnovare l’invasione militare dell’Egitto nonchè, ovviamente, per contrastare eventuali assalti navali inglesi . Il porto di Taranto fu sicuramente quello al quale vennero rivolte, durante quasi tutto il decennio, le maggiori attenzioni, non solo perchè era l’unico porto pugliese in grado di accogliere bastimenti di grossa stazza, e quindi navi da guerra, ma anche, e anzi soprattutto, per la posizione strategica che esso occupava nel Mediterraneo.
Già nel 1801, quando gli eserciti francesi presidiavano le piazze della provincia di Terra d’Otranto, Taranto fu trasformata in una autentica piazzaforte marittima, protetta da un articolato sistema di batterie. Contemporaneamente, sulla piccola isola di S. Paolo, si¬tuata nel Mar Grande, si diede inizio alla costruzione del «Fortino» che avrebbe dovuto dominare il passaggio esistente fra questa isola e la punta di S. Vito, unica zona da dove i grandi bastimenti potevano accedere al porto.
Le opere di fortificazione proseguirono anche durante la seconda occupazione francese, dal maggio 1803 al settembre 1805, allorchè Napoleone ritenne opportuno rioccupare la Puglia, dopo che l’Inghilterra, trasgredendo gli accordi stabiliti con la pace di Amiens, aveva dichiarato guerra alla Francia.
Con l’arrivo di Giuseppe Bonaparte nel 1806, ripresero le opere di fortificazione, soprattutto in vista dei progetti di Napoleone di prepa¬rare una spedizione navale contro la Sicilia e Corfù. Tali lavori, ordinati dal sovrano in seguito ad una sua visita al porto nel maggio di quello stesso anno, riguardarono il ripristino delle batterie ed il com¬pletamento del forte sull’isola di San Paolo. Contemporaneamente, alcuni conventi della città vennero ceduti al Ministero della Guerra per usi militari, e si stabilì di ampliare l’arsenale d’artiglieria e l’ospedale ¬militare.

Nel 1807 il sovrano tornò ancora una volta a Taranto per assicurarsi ¬dell’efficienza militare della piazza e dei preparativi in corso per la progettata spedizione in Sicilia, poi rimandata al 1808 ed abbinata a quella contro Corfù.
Anche per gli altri porti non dovettero mancare le attenzioni, per ciò che riguardava l’armamento. E certo, ad esempio, che fino ai primi mesi del 1808, Napoleone fu costantemente informato sulle condizioni generali e sulle capacità difensive di Bari, Brindisi, Otranto e Gallipoli.
La stessa politica portuale, essenzialmente orientata a migliorare le difese dei porti, fu seguita quando il Regno di Napoli fu affidato al Murat, nel luglio del 1808 .
Nella raccolta delle leggi di re Gioacchino Murat si leggono numerose disposizioni provvidenziali per i porti di Bari, di Barletta, di Trani e di tutta la costa adriatica da Molfetta a Monopoli, e altresì per i porti minori, e anche perciò furono normalizzate le capitanerie di porto, alle quali vennero affidate mansioni molto sagge di manutenzione dei porti .
Tra le nuove iniziative di un certo rilievo intraprese in quegli anni è da citare il progetto per il restauro del porto di Brindisi del 1811 ad opera del colonnello Vincenzo Tirrone.
Durante il periodo francese furono invece pochissime le proposte non strettamente connesse a scopi propriamente militari. Fra queste si possono indicare i progetti riguardanti i porti di Mola e di Bisceglie redatti dall’architetto Giuseppe Gimma nel 1809.
Ma è probabile che essi siano stati eseguiti in base ad iniziative locali e non per incarico governativo.
Un interesse propriamente governativo per i porti non destinati ad uso militare si sviluppò solo verso gli ultimi anni del regno di Murat, dopo che, con i decreti del 15 e 31 luglio 1813, era stata affidata al Corpo Reale di Ponti e Strade, istituito nel 1808 sul modello france¬se, la cura di tutti i porti commerciali. Tale provvedimento è da mettere in relazione con la mutata situazione politica nel Mediterraneo. Gli interessi di Napoleone, dopo la campagna di Russia, si erano decisamente spostati verso le regioni del centro – nord dell’Europa, mentre il Mediterraneo era stato definitivamente abbandonato.
In quella circostanza sarebbe stato inutile lasciare alle dipendenze Ministro della Guerra e Marina tutti i porti del regno. A tale Ministero fu pertanto attribuita la cura solo di quelli che erano in grado di offrire adeguate garanzie di difesa, assegnando al Corpo di Ponti e Strade la cura di tutti gli altri . Tale situazione rendeva possibile attuare un programma per il miglioramento dei porti in chiave commerciale. E puntualmente, solo pochi mesi dopo i decreti del luglio 1813, Pietro Colletta, il più illustre direttore del Corpo durante il decennio, affidò all’ingegnere Giuliano de Fazio l’incarico provvedere ai progetti di «ristabilimento dei porti commerciali» della Puglia, quasi tutti soggetti, come si è visto, al fenomeno dell’interrimento.
La caduta del Murat fece decadere sia le iniziative avviate dal Corpo di Ponti e Strade, sia le proposte del de Fazio, le quali comunque furono solo temporaneamente sospese, in quanto egli sarebbe tornato ad occuparsi di questo settore, ed in maniera ancora più attiva, dopo la Restaurazione .


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