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Asm e Asipu al Comune di Terlizzi: «Con l’Aro non lieviteranno i costi della raccolta rifiuti»

Asm e Asipu al Comune di Terlizzi: «Con l’Aro non lieviteranno i costi della raccolta rifiuti»


Silvio Binetti e Salvatore Mastrorillo, direttori generali delle municipalizzate, replicano al Comune di Terlizzi:
Per mesi le amministrazioni comunali di Corato, Molfetta, Ruvo e Terlizzi hanno discusso sui tempi e sui modi di costituzione di una società a capitale misto pubblico-privato per migliorare la gestione integrata dei rifiuti e dell'igiene urbana.

Della cosiddetta "new co." aveva parlato su queste pagine l'assessore Mauro Magarelli.

L'azienda coratina di raccolta rifiuti, l'Asipu, è pronta alla fusione con la sua omologa molfettese Asm, dando così il via al nuovo organismo che sarà poi partecipato anche dai comuni di Terlizzi e di Ruvo, costituendo così un’area di raccolta ottimale denominata "Aro" che interesserà una popolazione totale di circa 160mila abitanti.

Per questo motivo gli stessi quattro comuni hanno anche chiesto di staccarsi dall'attuale Ato, l'ambito territoriale ottimale.

Recentemente, però, su alcuni organi di stampa, è apparso un articolo nel quale il dott. Di Capua, dirigente del settore servizi tecnici del Comune di Terlizzi, ha espresso alcune perplessità proprio in merito alla costituzione della nuova società.

A questi dubbi replicano oggi Silvio Binetti e Salvatore Mastrorillo, direttori generali rispettivamente dell'Asm di Molfetta e dell'Asipu di Corato, i quali «ritengono sia opportuno intervenire, per chiarire alcuni aspetti di non trascurabile importanza».

«Innanzitutto - affermano Binetti e Mastrorillo - si deve far rilevare che le assillanti preoccupazioni del dott. Di Capua in merito alla scadenza entro la quale concludere tale procedura di affidamento sono state superate dal Decreto Legge n. 1 del 24 gennaio 2012, il quale proroga i termini di scadenza degli affidamenti diretti al 31 dicembre 2012.

Lo stesso decreto peraltro prevede un’ulteriore proroga di tre anni, quale alternativa alla succitata scadenza, laddove i Comuni procedano alla costituzione di un'unica società ''in house'' risultante dalla integrazione operativa di preesistenti gestioni in affidamento diretto tale da configurare un unico gestore del servizio a livello di ambito, di bacino o di area di raccolta ottimale (ARO ai sensi della LR 36/2009).

Inoltre tale Decreto Legge prescrive la continuità nel servizio dei contratti in scadenza (art. 25, comma 7) stabilendo che “Nessun indennizzo o compenso aggiuntivo può essere ad alcun titolo preteso in relazione a quanto previsto nel presente articolo”.

Tale obbligo è stato inserito per evitare che venga pregiudicata la futura gestione unitaria ed integrata dei servizi, laddove alcune amministrazioni locali, a causa della scadenza del proprio appalto, fossero indotte a bandire nuove gare pluriennali per la gestione del servizio di igiene urbana. Il legislatore ha infatti stabilito che le Regioni “organizzano lo svolgimento dei servizi pubblici locali in ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei … tali da consentire economie di scala e di differenziazione idonee a massimizzare l'efficienza del servizio, entro il termine del 30 giugno 2012”.

Si intende così superare la frammentazione della gestione dei servizi a livello di singolo Comune per poter ridurre i costi a carico degli utenti grazie alle economie di scala che si possono ottenere laddove i servizi di raccolta sono operati in modo unitario ed integrato per bacini di almeno 100.000 abitanti (cioè superiore alla soglia indicata dall’articolo 14, comma 30, del D.L. 31.05.2010 n.59 convertito con modificazioni in legge 30.07.2010 n. 122).

Proprio in riferimento a queste norme di Legge (che non costituiscono certo una novità poichè tale indirizzo volto alla promozione del superamento della frammentazione delle gestioni risale al D.lgs 22/97 ed è stato ribadito dal Dlgs 152/2006 e smi) i quattro consigli comunali dei Comuni dell’ARO hanno deliberato l’attuazione del percorso anzidetto con un atto di indirizzo da parte dei rispettivi Consigli Comunali che includeva anche un cronoprogramma preliminare per la costituzione della nuova società mista.

Le recenti disposizioni legislative, nel concedere esclusivamente una proroga condizionata di ulteriori tre anni (anche per favorire il complesso processo di aggregazione tra società pubbliche di un medesimo ambito di raccolta), hanno quindi confermato la lungimiranza della scelta strategica di costituire una nuova società mista con socio privato scelto tramite procedura concorrenziale.

In tal modo infatti - per un verso - si garantisce la necessaria progressiva liberalizzazione dei servizi pubblici locali, per l’altro si assicura la necessaria continuità nell’erogazione di un servizio essenziale, valorizzando appieno il patrimonio di esperienza, risorse operative ed investimenti delle Aziende Pubbliche preesistenti (e, in definitiva, le strutture comunali da utilizzare nei servizi da erogare, assicurando il massimo vantaggio a tutti gli Enti locali interessati).

Tale percorso, ai sensi dell’art. 4, comma 32 della Legge 148/2011, prevede che la scelta dell’opzione a cui gli enti locali decidono di fare ricorso è comunque obbligatoriamente connessa alla valutazione preventiva di una serie di elementi, anche di carattere tecnico e finanziario, che dimostrino come la modalità di affidamento opzionata sia in realtà quella più efficiente in particolare sotto il profilo tecnico - economico. Tale norma obbliga, infatti, a redigere un Piano industriale quale strumento essenziale per supportare tali decisioni che deve esplicitare le prospettive gestionali e sulle proiezioni gestionali e sulle proiezioni delle dinamiche economiche dei servizi, sul medio e lungo termine.

I sottoscritti non si sono proposti per la redazione del piano industriale per rispetto al principio di valutazione equanime, privilegiando l’intervento di un soggetto terzo anche per motivi di opportunità (che ad un dirigente comunale non dovrebbero sfuggire). Il nostro ruolo è quindi quello di fornire l’ausilio necessario al reperimento dei dati, delle notizie e delle buone prassi maturate in ogni contesto al fine di giungere alla migliore definizione di un piano utile ed efficace per i quattro comuni.

Sono, infatti, gli Enti Locali che hanno optato per affidare la redazione di tale Piano alla ESPER, un Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti dotato di un codice etico molto rigoroso. ESPER è stato partner in Comuni che hanno raggiunto i livelli più elevati di RD a livello nazionale (Capannori, Ponte delle Alpi, Consorzio Priula, Consorzio Chierese, Consorzio dei comuni della Provincia di Asti, ATO Provincia di Parma, Consorzio CIR33 Provincia di Ancona, ecc.) con livelli che oscillano tra il 60 e l’80 % di RD. Anche ARPA Puglia e Regione Puglia hanno scelto lo stesso partner tecnico individuato dalle quattro amministrazioni dell’ARO.
Tanto chiarito, occorre soffermarsi su alcuni aspetti concernenti il costo dei servizi.

Seppure con molta buona volontà, non si riesce in alcun modo a comprendere quali siano state le modalità con cui il dott. Di Capua, ancor prima di aver esaminato le risultanze del Piano Industriale in corso di redazione, sia arrivato a concludere che “Il consorzio presenta più di una criticità. Su tutte, i costi elevati. il servizio costerebbe ai Terlizzesi almeno 5 milioni e mezzo di euro”.

Tali esiti, peraltro, smentiscono le conclusioni a cui era arrivata la Giunta Comunale che, con l’approvazione ad agosto 2011 della richiesta di finanziamento alla Regione Puglia (e sulla scorta di uno specifico ed analitico progetto di riorganizzazione del servizio), aveva riconosciuto che il passaggio ad una gestione integrata e virtuosa dei servizi (con l’obiettivo del raggiungimento del 65% di raccolta differenziata) avrebbe comportato un aumento dei costi “pari al 7% circa rispetto all’importo del servizio erogato nel 2009 (tenendo conto del costo aggiornato di conferimento in discarica)” rispetto all’attuale costo del servizio sostenuto dal Comune di Terlizzi (3.138.553 euro/anno).

Difficoltoso per noi comprendere le modalità di conteggio grossolane (definite dal dott. Di Capua “conti della serva”) avulse da dettagliati computi e valutazioni di contesto.

Riguardo alla convinzione dello stesso dott. Di Capua, secondo cui la gestione unitaria dei servizi farebbe lievitare i costi anzichè farli diminuire, ci limitiamo a far notare che i risultati finora garantiti dall’ASIPU al Comune di Ruvo dimostrano invece esattamente il contrario.

L’ASIPU è riuscita a raddoppiare il livello della differenziata in poco meno di due mesi di gestione (che è passato dal 12% circa ad oltre il 21% del mese di febbraio 2012) senza determinare alcun aumento dei costi complessivi che sono comunque ben inferiori (circa 90 €/abitante/anno) a quelli sostenuti attualmente dal Comune di Terlizzi (115 €/abitante/anno) per raggiungere un infelice 10,3% di RD.

Questo risultato è probabilmente la migliore dimostrazione delle potenzialità di riduzione dei costi offerte dalla gestione unitaria dei servizi (in questo caso ancora circoscritta a soli due Comuni su quattro) che, anche grazie all’esperienza acquisita dalle nostre aziende nell’espletamento di servizi domiciliari e di prossimità innovativi, è già riuscita a far raggiungere i più elevati livelli di raccolta differenziata nel bacino BA/1 proprio nei Comuni di Molfetta e Corato (rispettivamente nel 2011 32,5% e 26,7% circa).

Il buonsenso dovrebbe infatti far comprendere anche a chi non vanta un’esperienza specifica nel settore che la gestione unitaria dei mezzi di raccolta (che si possono unitariamente utilizzare in più turni di lavoro) o delle procedure di acquisto di attrezzature e servizi comportano proprio quelle economie di scale che hanno spinto il legislatore nazionale e regionale ad imporre tale modalità di gestione come obbligo di legge da perseguire a livello di area ottimale di raccolta».

fonte: molfettalive.it


19/03/2012
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