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Focus insulti & violenze contro gli insegnanti

Focus insulti & violenze contro gli insegnanti




Sempre più reiterati stanno divenendo negli ultimi tempi gli atti di insulti ed offese, quando non addirittura di aggressione fisica verso gli insegnanti, “colpevoli” per una frangia di genitori di non aver valutato secondo i loro desiderata i loro figli o di non aver assecondato le loro richieste in base ad una concezione ormai sempre più marcatamente aziendalista della scuola, secondo la quale le famiglie non sono più fruitrici di un servizio educativo pubblico ma diventano “clienti” che “acquistano” un prodotto conforme alla loro domanda.

Tali comportamenti, più o meno violenti e brutali sovente a seconda del livello socio-culturale di chi li mette in atto, ma in ogni caso sempre lesivi della dignità professionale, ma soprattutto umana di chi ne è vittima, molto spesso determinano in chi ne soffre non soltanto un momento di intensa frustrazione ma, in alcuni casi, una profonda ferita alla propria autostima professionale costruita in tanti anni di lavoro ed anche personale nel senso più ampio del termine.

Tristemente nota alle cronache nazionali è la recente vicenda di uní insegnante di scuola primaria apostrofata ripetutamente dinanzi ai suoi piccoli alunni da una genitrice con epiteti ingiuriosi quali “mostro” o “soggetto poco raccomandabile” e sprofondata in conseguenza di questa campagna denigratoria continuativa in un lungo tunnel depressivo che lí ha portata anche a sottoporsi ad una perizia psichiatrica medico-legale promossa dallí Istituzione Scolastica.

A parziale risarcimento della sua sofferenza e di quella, magari di minore visibilità mediatica di tanti e tante suoi colleghi, è intervenuta la Corte di Cassazione in data 18 aprile 2018 con la sentenza n. 9059, che accoglie interamente le ragioni della vittima e, ribadendo che “il docente quando è in classe è a tutti gli effetti un pubblico ufficiale nellí esercizio delle sue funzioni”, afferma che “la condotta della genitrice si è diacronicamente dipanata attraverso una serie di atti e comportamenti diretti a ledere lí onore, il prestigio e la stessa dignità dellí insegnante”.

La Suprema Corte continua in proposito asserendo che “il danno va pertanto liquidato tenendo conto del grave e duraturo sentimento emotivo e relazionale, di disistima, di vergogna e di sofferenza del soggetto leso” e chiosando con la riflessione che “la dimensione giurisdizionale non è asettica nè avulsa dalla realtà e per questo non si può ignorare il preoccupante clima di intolleranza e di violenza, non solo verbale, nel quale vivono oggi coloro a cui è demandato il processo educativo e formativo.”

Un principio è stato dunque sancito a parziale argine di questo trend di arroganza e malcostume diffuso che purtroppo, in stridente controtendenza con lo sviluppo tecnologico e digitale degli ultimi anni, segna invece un regresso sul piano delle corrette dinamiche relazionali e comunicative, ma rimane la triste considerazione che la giurisprudenza a tutela delle vittime può incidere ben poco se gran parte della società antepone lí economicismo fine a se stesso ed il raggiungimento di status socio-finanziari al rispetto per le persone e per le corrette relazioni umane.

Prof. Valerio Guarino


06/04/2019
🌎 MONDO SCUOLA 🌎 a cura del prof. V. Guarino