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Note sull'economia molfettese tra Ottocento e Novecento 3^ parte - Tratto dal 25° Quaderno dell'Archivio Diocesano - a cura di Arcangelo Ficco

Note sull'economia molfettese tra Ottocento e Novecento 3^ parte - Tratto dal 25° Quaderno dell'Archivio Diocesano - a cura di Arcangelo Ficco


In una statistica del 1842 sulla presenza dell’industria manifatturiera in Terra di Bari, Molfetta non
è menzionata.(66) Nel 1864 la Camera di Commercio di Bari ricorda Molfetta, in una sua relazione
consuntiva relativa alle risultanze di un sondaggio sulle attività manifatturiere della provincia,
soprattutto per la produzione di cappelli da contadino (già segnalata dal Galanti nella seconda metà
del Settecento), di cremore grezzo, di fiammiferi e poi di cordami e candele.(67) Il salto di qualità
nella capacità produttiva si verifica negli anni settanta dell'Ottocento, quando si ha notizia
dell'esistenza di 8 caldaie a vapore di diversa potenza (da 9 a 30 cavalli), segno evidente di un
iniziale processo di industrializzazione.(68)
«Nel comune di Molfetta -si scrive nel 1872 in una nota di risposta ad un'inchiesta ministeriale sulla
salute degli operai negli stabilimenti industriali,- vi sono tre mulini a vapore, diciassette mulini ad
animali, undici fattai di paste, ottantacinque frantoi d'ulive, due fabbriche di spirito, due fabbriche
di cera lavorata, due fabbriche di sapone, e trentuno officine da ferreria».(69)
Vi sono impiegati complessivamente 689 operai, che lavorano dieci ore al giorno, ad eccezione dei
giorni festivi, espressione di un tessuto produttivo ancora di carattere artigianale, a bassa incidenza
occupazionale; soltanto nei mulini a vapore il numero degli addetti è unitariamente più alto (14
operai per ciascuno). Se non fosse per gli ottantacinque frantoi che occupano cinque operai
ciascuno, e che rientrano comunque nell’ambito del settore agricolo, di fatto secondo rapporti di
lavoro temporaneo, le possibilità di occupazione in un settore diverso da quelli tradizionali
sarebbero ancor più limitate. Per quanto i rilevamenti non possano essere considerati sempre
attendibili, sta di fatto che la cifra relativa agli operai occupati negli stabilimenti nel 1872 non è
dissimile da quella registrata nel 1877 e nel 1885, probabilmente perchè la meccanizzazione ha ridotto le possibilità occupazionali, i cui dati, come si è avuto modo di osservare, risultano
sovrapponibili a quelli del 1850.(70)
I prodotti agricoli rimangono pur sempre un cespite essenziale dell’economia molfettese e i primi
anni Settanta fanno registrare dei riconoscimenti internazionali ai suoi produttori. Alla Esposizione
mondiale di Vienna del 1873, tra gli espositori della provincia di Terra di Bari figurano Liborio
Lezza per il vino bianco, Giuseppe de Candia per l’olio e la Pansini & Gallo per l’olio di qualità e
per quello di sansa; al «Capochiano di Molfetta» andò un riconoscimento «pe’ suoi olii» e nel 1878
ottenne un altro riconoscimento internazionale nell’Esposizione di Parigi per il vino.(71)
Al 1879 si riferiscono dei dati che, se da un lato evidenziano le potenzialità nuove legate alla
meccanizzazione, dall'altro segnalano un sia pur lieve ridimensionamento dell'industria molitoria,
che da 17 passa a 11 centimoli a motore animale, che macinano quotidianamente 58 ettolitri di
cereali, mentre quelli a vapore rimangono invariati, con una produzione giornaliera di 696 ettolitri.
E’iniziata la meccanizzazione della produzione delle paste alimentari e del pane, per il momento
limitata alla utilizzazione di una sola macchina a vapore, ma non è dato conoscere quanto dei 60
quintali di pasta e dei 100 di pane prodotti giornalmente spettino alle otto aziende di paste e ai 16
forni operanti con tecniche tradizionali.(72)
Tra gli stabilimenti che fioriscono in questo periodo, un ruolo fondamentale nella storia industriale
di Molfetta hanno quelli addetti al trattamento delle sanse con processi chimici. Più o meno nello
stesso torno di tempo si trovano insediati sulla strada che conduce a Giovinazzo, uno a settentrione
l’altro a mezzogiorno di essa, a due chilometri dall’abitato di Molfetta, due opifici che operano in
questo settore. Quasi frontalmente al famoso Boccardo, cioè il pionieristico opificio fondato da Vito
Cesare Boccardi, nei pressi di Lama Cupa, sorgeva quello di De Gioia e Spadavecchia, adibito alla
produzione di olio per la fabbricazione del sapone, mediante trattamento delle sanse con solfuro di
carbonio.
L’attività di questo stabilimento durò solo dieci anni, giacchè nel 1888, a causa della forte
esposizione debitoria nei confronti del banchiere Giovanni Diana di Bari, oltre che alle rilevanti
difficoltà nell’approvvigionamento delle sanse soggette a forti speculazioni, fu attivata la procedura
fallimentare. A questa data l’opificio era dotato di tre caldaie a vapore, con una motrice che metteva
in movimento cinque pompe, installate per alimentare le caldaie di acqua estratta da un pozzo. Il
fatto che l’azienda al momento del fallimento non avesse libri mastri nè inventario è il segno di una
qualche approssimazione gestionale e di uno spirito imprenditoriale non adeguatamente evoluto.(73)
Nel 1885 l'apparato industriale e produttivo risulta non solo consolidato, ma anche ampliato, tanto
da potersi affermare che «nel nostro Comune predomina in prima l'industria, ed in secondo luogo
l'agricoltura e la pesca». Si contano «n°93 frantoi per l'estrazione di oli fini, n°3 opifici per
estrazione di oli da fabbriche dalla sanza delle olive per mezzo del solfuro, con fabbricazione di
solfuro e sapone, n°7 mulini a vapore per sfarinamento di grano e pastificio, n°1 stabilimento di
ceramica a vapore per confezione di tegole e mattoni, n°4 fabbriche di spiriti e cremone, non a
vapore ma all'uso ordinario».(74)
D'altra parte Molfetta subisce gli effetti del processo di unificazione del mercato nazionale ed
europeo, visto che i telai a domicilio, che avevano costituito fino a qualche decennio prima un
cespite di rilievo per l'economia cittadina, «presentemente sono quasi scomparsi per il notevole
ribasso nel prezzo dei tessuti, che vengono dai grandi centri manifatturieri». Il numero degli operai però, come s’è già avuto modo di segnalare, non supera le 700 unità (con soli 30 addetti di età
inferiore ai 14 anni), e ciò spiega la maggiore consistenza dei pescatori con «le barche a vele ed a
remi», che «possono ritenersi di circa 800», cui vanno aggiunti gli 80 pescatori delle «barchette a
remi», e gli operai impiegati nell’attività estrattiva della pietra calcarea che nel frattempo, insieme a
quella delle fornaci, ha acquistato notevole importanza. Nelle tre cave operanti nel territorio
cittadino, che diventeranno ai primi del Novecento 12, nel quinquennio 1871-75 si sono estratti
2820 metri cubi di materiale e si sono avvicendati in media 11680 lavoranti per 1050 giorni,
giacchè quotidianamente in ciascuna cava hanno operato tre minatori, un manovale, cinque ragazzi
e due scalpellini. Nello stesso periodo risultano attive 8 fornaci per la produzione di «mattoni,
quadrette, stoviglie», calce e gesso. Anche in questo settore, grazie all’espansione urbanistica, si
verificherà con il passare del tempo un cospicuo incremento, pertanto agli inizi del secolo
successivo salirà a 23 il numero delle fornaci.(75)
I settori trainanti dell'industria molfettese sono quello della produzione di paste alimentari e quello
della produzione di solfuro e sapone; quest'ultimo legato, come s’è visto, alla eccezionale figura di
un intellettuale ed imprenditore, Vito Cesare Boccardi, che seppe coltivare «la sublime religione del
cuore, del bene, del dovere».(76)
L'accresciuto volume delle attività economiche si riflette anche nei dati relativi ai mezzi di
trasporto. Il numero degli animali da traino risulta nel 1884 molto più alto rispetto ai decenni
precedenti: 370 cavalli, 800 asini, 456 muli; nel 1850 erano rispettivamente 20, 500, 150; nel 1878
invece 80, 600, 350, quando i carri a due ruote per traino sono diventati 150 rispetto ai 50 del
1850.(77) Ovviamente, bisogna tener conto, sia pure con i limiti immaginabili, dell’apporto della rete
ferroviaria.(78)

66
ASB, Agricoltura Industria Commercio, b. 8, fasc. 60bis.
67
Ibidem, fasc. 62. Per la segnalazione del Galanti, cf G. M. GALANTI, Relazioni sull’Italia meridionale, Milano 1952, p.63.
68
ACM, Cat. 7, vol. 21, fasc. 2/1-2, Denunzie di caldaie a vapore. Nel 1876 sono denunciate le seguenti caldaie a vapore: Spadavecchia e Degioia, caldaia di 25 cavalli; fratelli Fontana, caldaia di 9 cavalli; Boccardi e C., caldaia di 25 cavalli; Pansini e Gallo e C., due caldaie di 30 cavalli; Minervini vedova Poli, caldaia di 18 cavalli; Panunzio Tommaso, due caldaie di 16 e 24 cavalli.
69
ACM, Cat. 7, vol. 20, fasc. 1/7, Notizie statistiche sul numero e salute degli operai negli stabilimenti industriali.
70
Ibidem, dove lo stesso numero di operai viene confermato per il 1877: cf Notizie sugli operai.
71
Cf G. MOSCATELLI, Relazione della Giunta Speciale della Provincia di Terra di Bari per La Esposizione Mondiale di Vienna, Bari 1873, p. 23-24. Il Moscatelli non registra tra gli espositori il Capocchiani, che è ricordato da G. PETRONI, Diciott’anni della Amministrazione di Terra di Bari dal 1861 al 1878, Napoli, 1880, p. 81.
72
ACM, Cat. 7, vol. 15, fasc. 1/1, Notizie statistiche sulla produzione in genere del territorio e sulle industrie; cf anche fasc. 1, Dati statistici sul Comune di Molfetta. 3 Gennaro 1877.
73
AST, Fallimenti, b. 74, Fallimento De Gioia & Spadavecchia 1888. Per le notizie sulla ubicazione dei due
stabilimenti, ibidem, b.77, Fallimento Laquai &C.i 1900; per le difficoltà nell’approvvigionamento delle sanse cf BCM, Per la Ditta De Gioia Spadavecchia contro Paolo Visaggio, Taranto 1881.
74
ACM, Cat. 6, vol. 19, fasc. 1, Questionario per l’inchiesta sulle condizioni igienico-sanitarie dei Comuni del Regno.
75
Ibidem. Per un maggiore approfondimento sul ruolo svolto dal settore della pesca quale ambito di compensazione sociale cf SALVEMINI, Dalla gaetana al motopesca. Sulle cave e le fornaci: ACM, Cat. 7, vol. 20, fasc. 1, Statistica decennale delle cave e fornaci del Regno.
76
C. MALCANGI, Elogio funebre in morte di V. Cesare Boccardi, Trani 1878. Ringrazio l’amico dott. Ignazio Pansini per la segnalazione di questo testo. Sulla figura di intellettuale e imprenditore del Boccardi cf G. DE GENNARO, La città di Salvemini, Molfetta 2000, p. 81-94.
77
ACM, Cat. 6, vol. 19, fasc. 1; Cat. 7, vol. 15, fasc. 1/1.
78
Si veda a questo proposito più avanti quanto riferito allo stabilimento Pansini &Gallo.


A cura di Arcangelo Ficco


01/01/2013
Economia molfettese tra l'Ottocento e il Novecento a cura di Arcangelo Ficco